Cara Mathilda, Susanna Tamaro (Scheda di lettura)
Questa è una scheda di lettura che ho preparato durante le vacanze per la scuola, e ho pensato di condividerla con voi perché parla comunque di libri, spero che vi possa interessare.
Scheda di lettura
Cara Mathilda,
(...lettere a un’amica lontana)
di Susanna Tamaro
pubblicato nel 1997 per conto della casa editrice “Famiglia Cristiana”.
Il libro è suddiviso in lettere scritte più o meno ogni settimana dal 9 ottobre fino al 24 settembre, tra il 1996 e il 1997. Queste lettere sono indirizzate a Mathilda, un’amica dell’autrice che si è trasferita alla nascita della figlia nel suo paese natale, in Africa, perché voleva crescerla negli stessi luoghi in cui era cresciuta anche lei. Ma, questo libro, non contiene lettere dedicate esclusivamente alla sua amica, ma anche ai lettori di “Famiglia Cristiana”, nella quale in quell’anno ha avuto una rubrica, in cui è riuscita a esprimere se stessa, ma attraverso questo percorso ha capito anche di non essere una giornalista, ma una scrittrice e di non riuscire a mantenere un rapporto costante in un giornale.
Susanna Tamaro, non ha molte opportunità per incontrare l’amica ormai lontana, le racconta in queste brevi lettere i suoi pensieri, ciò che la circonda e come si potrebbe affrontare in modo migliore i vari problemi sociali e morali che si verificano ai giorni d’oggi e a cui non si presta molta attenzione. Vi sono affrontati problemi come il riscaldamento globale, l’importanza dei libri, le mine come arma che persiste anche con la fine del conflitto. Affronta anche argomenti che riguardano la natura delle persone, come spesso si preferisce il proprio bene rispetto a quello dell’intera comunità. Una lettera che mi ha colpito molto è quando discute di come la nostra chiusura mentale ci porta a porci dei limiti che sarebbero facilmente superabili con un po’ di forza di volontà. O dell’aumento drastico di malattie, o della comparsa di nuove, perché non si sta più bene con se stessi.
Susanna Tamaro, io narrante nelle varie lettere, scrive in uno stile semplice e preciso, ma ricco di sfumature che non si deve sottovalutare, ma a cui si deve prestare molta attenzione per via della profondità e di ciò che è nascosto oltre alle righe e degli insegnamenti che se ne potrebbe evincere. Le frasi sono molto brevi e con un abbondante uso della punteggiatura che sottolinea le parti più importanti secondo l’autrice.
Oltre a evidenziare le parti importanti la punteggiatura da un ritmo più lento che è molto apprezzato da parte mia, però, non entra nella noia e non da un senso soporifero come mi ero immaginata. Probabilmente ciò è dovuto anche alla brevità delle lettere che occupano poche decine di pagine, non portando alla divagazione.
Non vi sono presenti discorsi diretti nel libro, se non alcuni frammenti di conversazione, ma che sono usati spesso, per mostrare da dove ha preso spunto per tali osservazioni e da dove sono partiti i pensieri che le affolano la mente in quel determinato periodo.
Le descrizioni sono rade, ma dettagliate, trasmettono emozioni al lettore, in una lettera affronta anche l’argomento, dando consigli a coloro che vogliono scrivere. Uno dei consigli che da a coloro che vogliono scrivere è tenere un diario, dove esprimersi e conoscersi meglio, così da poter dare il meglio di se stessi nella stesura di un libro. Lei per prima dice di tenere un diario dal 1978, e di non poterne più fare a meno.
I personaggi principali di tutta la vicenda, da come avrete certamente capito sono Susanna e Mathida, di cui,però,non è possibile capire molto, ma solo alcuni particolari che vengono dette tra le pagine. Lei è una persona allegra e curiosa, come la Tamaro d’altronde, amante della letteratura, ha amato molti artisti italiani di cui ha potuto leggere sin da giovane le loro opere e che l’hanno portata anni dopo a visitare Trieste, ma principale motivo della sua visita nella città di nascita di Susanna è stata per lo più l’incredulità che in Europa ci possa essere stato l’olocausto. In comune infatti le due amiche hanno l’incapacità di accettare che possano essere esistiti tali atti di violenza mentre nel mondo esisteva la cultura. Mathilda è attaccata alla famiglia, soprattutto ai due figli, Virginia e Gabriele, ma ama anche le persone che le stanno intorno, infatti per molto tempo si è dedicata a portare beni di prima necessità dove ve n’è bisogno, mostrando il suo grande coraggio.
Susanna è una donna di circa quarant’anni che ama scrivere le proprie storie e che è riuscita a farsi pubblicare, partendo col distribuire i suoi primi libri tra i suoi amici e conoscenti. Nata in Friuli Venezia-Giulia discende da una famiglia di contadini, ma cresce in Umbria, rimanendone subito colpita. Ama la montagna, dove si rifugia soprattutto nei periodi di festa come San Silvestro per ritrovare la calma e se stessa attraverso la meditazione. E’ un’appassionata di scienza naturali, ama particolarmente l’ornitologia e ha una grande passione per le erbe medicinali. Ciò la porta anche a preoccuparsi per l’avvenire del pianeta e per la superficialità con cui molti affrontano il problema della scomparsa di molte specie. Il suo amore nei confronti del mondo circostante l’ha portata a girare documentari naturalistici in molte parti del globo, anche se i viaggi le causano ansia nei periodi che precedono la partenza.
Caratterialmente è molto calma, non agisce d’impulso, ma valuta i pro e i contro in tutte le circostanze, anche in quelle più superficiali, cosa infastidisce anche a lei. E’ particolarmente devota, crede in Dio e che si debba rispettare ciò che ci ha donato, non distruggendo e non togliendo la vita per divertimento, motivo per cui è particolarmente restia a mangiare la carne.
Si interessa molto poco alle mode e ciò che è superficiale per la vita, ma ciò non la porta a disprezzare una città grande come Roma, in cui ha vissuto per tanto tempo, ma negli anni ‘90 vi ha dovuto rinunciare a causa di una bronchite asmatica.
Non è mai riuscita a crearsi una famiglia propria e verso i trent’anni questo le ha causato un periodo di depressione che è riuscita ad affrontare catalizzando le sue sofferenze verso la scrittura del suo primo libro “Va’ dove ti porta il cuore”. Grazie al successo avuto ha potuto far conoscenza di nuove persone, anche solo attraverso corrispondenza, a cui tiene particolarmente. Durante gli anni, infatti, ha creato una fitta rete di scambi di lettere durevoli che sono continuate anche per decenni.
La solitudine però è stata attenuata dalla convivenza con una sua cara amica, anche lei senza famiglia e dalla presenza del suo cane e dei suoi gatti. Susanna però ha sempre avuto molto considerazione della famiglia ed è riuscita a crearne una tutta sua grazie alle persone che le sono accanto, definendoli “zii, nipoti, figli e fratelli”. Oltre alle persone tiene molto anche ai ricordi materiali, che conserva con molta cura, anche le cose che da molti sono considerati inutili, donandoli spesso di personalità propria.
Da tutto ciò fa comprendere che non è chiusa, nevrotica e insofferente come molti credono, come si potrebbe credere dalla sua immagine pubblica.
Il libro mi è piaciuto per molti tratti, ma spesso è stato ripetitivo e ho avuto bisogno di momenti di pausa, anche se spesso il motivo è stato il caldo, ma anche le tematiche molto particolari. Condivido molti dei pensieri e delle idee di Susanna Tamaro in cui mi sono piacevolmente ritrovata. Ho potuto conoscerla tra le pagine di questo libro e la stimo veramente per quello che è, non mi sarei mai immaginata una persona così bella e particolare.
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