Istruzioni per rendersi infelici, Paul Watzlawick

Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell'acqua; gli si dia di che vivere, al punto che non rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell'umanità; ebbene, in questo istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro, per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in gioco perfino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità... 
 
Fëdor Mikhailovič Dostoevskij




Ecco come viene introdotto "Istruzioni per rendersi infelici" di Paul Watzlawick, ex professore  presso il Dipartimento di psichiatria e scienza comportamentale a Palo Alto.
Molti potrebbero trovare l'argomento molto particolare, in quanto è l'ambizione più alta per l'uomo è da sempre la felicità e non il suo opposto, ma è proprio qui che sta l'unicità dell'opera.


L'infelicità, al giorno d'oggi, è la causa di sempre più malattie a cui lo stato si fa carica e quale metodo migliore di aiutare l'economia delle aziende del settore se non rendersi infelici da soli?


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